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Mostra "La strategia dell'insetto": critica di Maria Claudia Simoni
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La strategia dell'Insetto

di Maria Claudia Simoni

 

 

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La sineddoche di un naturalismo sintetico esercita il cesello impeccabile della sintassi iperrealista, applicata a morfologie complesse, sviluppando il corpus zoomorfo della fase preparatoria col ciclo di una entomologia miniaturizzata, che propone una mediata compenetrazione contestuale,

in cui il dettaglio organico manierato si colloca al limite di una suggerita corrispondenza complementare con l'astrazione dell’universale: riferimento percettivo leggibile e tecnicismo di tradizione culturale, introduce e vivifica la vibrazione cosmica di una materia stratiforme, che dilaga a campire in un’osmosi fra animato ed inerte, i margini della tela assurti a estremi del campo visivo, a confini ideali del mondo fisico, a discrimini speculativi di conoscenza, irradiandosi in oblique e coniche diffusioni di onde energetiche, sciami di spinte dinamiche che sostengono in una sospensione innaturale e metafisica l’organismo cellulare.

 

Nei risaltanti effetti texture di piani cartesiani che mimetizzano la posizione dell’insetto, il diagramma immaginario di coordinate mentali variabili interseca l’ipotetica traiettoria della processionaria, descrive la direzione ignota in cui si libra aleggiante la libellula, delimita l’area erbosa indefinita in cui congiunge le zampe la mantide, misura l’irreale geometria sottile che tende la trappola del ragno, configura insomma, attraverso l’inserzione dell’incognita della dimensione spazio—temporale nella regola di una studiata casualità, il postulato di una grandiosa strategia biologica, che imprime all’inesausta sperimentazione di superfici intricate di tracce segniche e commessure logiche, il senso attonito di aperto spazio percorso, disteso a cifrare nella curva del volteggio interrotto dalla mosca che si posa, l’attimo imprevisto in cui si volge al mistero, la nostra vita, sulla tabula rasa di un chiaro infinito.

Maria Claudia Simoni