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I lavori di Giorgio Bartoli: critica di P. Schivo
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L'opera di Giorgio Bartoli

di P. Schivo


Il bisogno di disegnare ancora l’artista a forme di rappresentazione che sempre vantano una genesi figurativa. La figura tradizionale risulta però incapace di esaurirne la capacità espressiva, che resta svincolata dalla rigidità delle categorie proprie di chi cerca di interpretare l’arte, non di chi la crea.

Le opere sembrano aver preso faticosamente la propria forma definitiva. La ricerca personale, la dirompente necessità espressiva, la cura dell’elemento e la visione d’insieme si equilibrano nella rappresentazione dell’animo dell’uomo, delle sue aspirazioni e dei suoi condizionamenti. Ogni opera diventa dunque rappresentazione e sintesi del conflitto, ovvero interpretazione del delicato equilibrio dell’attimo impudicamente esposto al pubblico. L’arte è intesa quasi come sfida alla ricerca interiore, come esposizione del vigore della lotta e dell’esiguità della vittoria.

In quest’ottica prende significato l’inserimento nelle opere di contributi di altri, e la loro rivisitazione all’interno di un tutto che evoca l’uomo e la sua individualità inevitabilmente costituita dai frammenti delle proprie esperienze. Allo stesso modo va interpretato l’utilizzo di tecniche ed espressioni artistiche diverse che, pur trovando omogeneizzazione nell’interezza dell’opera, cercano di prevalere le une sulle altre e denunciano la continua tensione che spinge alla ricerca, nel tentativo di superare i propri limiti. Così il tratto monotono della scrittura diventa astrazione priva di significato e parte integrante della composizione figurativa. Così il disegno assume il ruolo di elemento razionale ed esplicativo del quadro. Allo stesso tempo però, entrambi mantengono la peculiarità delle proprie forme espressive nella rappresentazione del conflitto tra realtà e ciò che di essa si percepisce.

Non una lingua, ma mille lingue parlano dalle opere di quest’artista, in una Babele mai banale. Non mille significati, ma uno solo, ricomposto in un tutto accuratamente costruito.

Ecco dunque l’opera che si impone all’attenzione di chi guarda, mettendolo a nudo non solo di fronte alla propria interpretazione della realtà, ma addirittura di fronte al processo con cui questa rappresentazione si è formata, in una sorta di cubismo intrinseco che esalta, frastorna o disgusta, ma che non può non toccare.

Le opere di quest’artista sono dunque composizione. Assommano il bene e il male, lo Yin e lo Yang, i quattro elementi attraverso il vigore della materia, la delicatezza delle trasparenze, l’esplosività del colore, l’accuratezza del disegno e la padronanza di tutte le tecniche utilizzate. L’opera che ne scaturisce è procedimento, oltre che asserzione. Questa caratteristica la rende disponibile a farsi sezionare e ricostruire da chi la osserva, riproponendo senza fine il tema della percezione della realtà. Eppure, proprio perché procedimento e non patchwork casuale, le opere urlano se stesse, senza lasciare spazio ad interpretazioni fantasiose.

Ecco dunque rivelarsi la vera essenza dell’opera di quest’artista: una complessa e ultra-razionale rappresentazione della realtà, sottesa alla forza emozionale che la capacità espressiva rende percepibile e potente.

 

P. Schivo - 2007