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Mostra "Diario": presentazione di P. Schivo
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nel "Diario"

di P. Schivo

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Apro il diario.

Subito il colore tenue della carta da spolvero crea un’atmosfera intima. Richiama l’antico, il profondo, gli studi dei maestri e allo stesso tempo attenua i riflessi di luce e, con essi, la pudica resistenza all’introspezione, come un foulard che sfuma una luce affievolendo, senza spegnere, la percezione del mondo.

Ecco ora il ruvido segno della matita snodarsi, gentile o violento, per dar forma al momento dell’anima. Il disegno, ora ossessivamente formale, ora simbolico o astratto, rimane sempre tecnicamente perfetto e accattivante nella sua cruda onestà. Così si impone, carico di luce propria, luce che rappresenta l’intonazione scelta dall’artista, diapason delle vibrazioni dell’uomo che ha disegnato, a cui, docilmente il nostro animo si accorda.

Solo alla fine l’occhio indugia sul segno più monotono e quotidiano della scrittura, relegato a margine del lavoro, autonomo, eppure compenetrato nell’opera, riflesso e origine del disegno. Parola e immagine si specchiano reciprocamente, come ragione ed emozione, scambiandosi continuamente i ruoli.

 

Sono entrato.

Le opere, proprio come le pagine di un diario, si snodano nel percorso introspettivo dell’artista assumendo un significato ulteriore, che trascende quello della singola tavola, che si trasforma nella parte di un tutto: il diario nel suo complesso.

Coraggioso il lavoro: personale tanto da spogliare impudicamente l’artista di ogni velo e al contempo universale, perché ogni uomo completamente e onestamente nudo incarna il genere umano.

... e sfogliando i disegni eccomi immerso nel flusso emozionale che ne deriva. Confliggono la semplicità del cane e l’accuratezza delle architetture, il disegno meticoloso dell’icona e quello tormentato della paura, ma si ricongiungono nelle esperienze. Il tratto rimane accurato e riconoscibile, ma allo stesso tempo si dimostra duttile, pronto, reattivo. Cosi diventa guida, principio e fine dell’opera, elemento unificatore delle tavole. .. calligrafia del diario.

Le tavole si susseguono, quasi senza ordine, come nella vita le esperienze non rispettano aspettative ed appuntamenti. Al conscio si alterna l’inconscio, al concreto l’astratto, con cui si rappresentano sia le nostre durezze che le nostre aspirazioni. Alla rappresentazione iperrealista si alterna quella simbolica, al materiale si alterna l’idea.

 

Con naturalezza si viaggia nell’animo umano, esplorandone grandezza e meschinità, mentre l’artista ci insegna, con emozione, ad amarlo.

 

 

P. Schivo – Febbraio 2009